la vita di san rocco




Poiché molte notizie su San Rocco sono incerte,si segue sostanzialmente una sola ricostruzione della sua biografia, quella proposta da P. Ascagni, San Rocco contro la malattia. Storia di un taumaturgo, Cinisello Balsamo 1997.

Montpellier

Montpellier,XIV secolo. ;Giovanni e Libera fanno parte della ricca borghesia della città. I poveri si compiacciono di esaltare la loro generosità, gli stranieri la gentile ospitalità e tutti la loro ardente devozione. Grande è il loro amore coniugale, che la fede in Dio vivifica e fortifica spiritualmente. Il loro più caro desiderio è che questa felicità sia coronata dall'arrivo di un figlio. Ma Dio mette alla prova la loro pazienza. I due sposi pregano con perseveranza la Vergine Maria. Verso il 1345 è concessa loro la grazia: nasce il piccolo Rocco. San Rocco cresce in un clima di profonda religiosità, mostra una precoce vocazione alla pietà cristiana, si distingue dagli altri ragazzi per serietà personale e devozione. Nel 1361 San Rocco fa il suo primo incontro con la peste: Montpellier è invasa dall'epidemia; si contano 500 morti al giorno. E' un'esperienza che certamente segnerà la vita del giovane. Intorno all'età di 20 anni, un altro grave dolore si abbatte su San Rocco: in poco tempo muoiono entrambi i genitori. Il padre, in punto di morte, gli raccomanda caldamente di mettersi al servizio di Cristo, di aiutare i poveri ed i malati. Egli stesso, durante tutta la sua vita, gli ha dato l'esempio. San Rocco prende la sua decisione: rinuncia a tutto, vende i suoi beni, distribuisce il ricavato ai poveri, indossa il saio del pellegrino ed intraprende un pellegrinaggio di penitenza a Roma, per venerare le tombe degli apostoli e dei martiri Nel 1367, prima di partire, San Rocco si reca certamente a pregare presso la Chiesa di Notre-Dame des Tables, dove i suoi genitori avevano tanto invocato la sua nascita. Egli non sa che questo lungo viaggio sta per consegnarlo alla storia della Chiesa e della santità cristiana.

Le soste verso Roma: ad Acquapendente e a Cesena

25 luglio 1367: Roma è vicina. Il Santo, dopo una lunga marcia di cui non abbiamo notizie, si trova ad Acquapendente, presso Viterbo. San Rocco trova però una cittadina sconvolta: la peste ha invaso la popolazione, chi può si dà alla fuga. Ma il giovane pellegrino non segue l'istinto della gente; rifiutando ogni tentativo di dissuasione, chiede di entrare nell'ospedale. Le porte gli vengono aperte ed egli si china a servire gli ammalati. E il pellegrinaggio? La visita alle tombe degli apostoli. Per adesso Roma può attendere: per lui, Cristo è lì, ad Acquapendente, nei malati di peste bisognosi di cure e di conforto. Sulla fronte di ogni malato San Rocco traccia il segno di croce, invocando la Santissima Trinità per la guarigione del corpo e dello spirito. Nella cittadina laziale San Rocco si ferma tre mesi. In ottobre la peste sta scomparendo. San Rocco ha assistito i malati, ha invocato il Signore per la loro guarigione, ha compiuto dei miracoli, invitando alla conversione. Ora, con la gente, San Rocco loda il Signore. Potrà forse riprendere il viaggio verso Roma? Giunge la notizia che in Romagna il morbo sta infuriando e il santo non può restarne indifferente. Decide di ritornare verso nord, allontanarsi per il momento da Roma. Dopo alcuni giorni di cammino giunge a Cesena. Ancora due mesi trascorsi in Romagna tra gli ammalati. La gente lo chiama, lo benedice. Egli non si stanca, non teme la malattia; per amore, vuole solo servire il Signore, che ha detto: ero malato e mi hai visitato.

ROMA

Fine del 1367: ora San Rocco può riprendere il cammino verso Roma. Si ferma ad Assisi: egli, terziario francescano, non può trascurare di sostare davanti alla tomba di San Francesco e chiedere la sua intercessione. All'inizio de 1368 San Rocco raggiunge la meta del suo pellegrinaggio. Giunto a Roma, San Rocco vive con amore e devozione le azioni dei pellegrini: la sosta di preghiera nelle basiliche, la confessione, la comunione, la penitenza, le opere di misericordia. Non dimentica i malati: anche Roma è segnata dalla peste. Il santo si reca nell'Ospedale di Santo Spirito, fondato da un suo concittadino, il beato Guy da Montpellier. Nell'ospedale avviene un altro segno dell'intervento di Dio: si racconta che un cardinale, colpito dalla peste, volle alla sua presenza il santo giovane. San Rocco, dopo averlo esortato alla confidenza in Dio, gli fece con il pollice la croce sulla fronte e subito si compì un doppio miracolo: l'infermo risanò immediatamente e sulla fronte comparve impresso e vi persisté poi indelebile il segno della croce. La fama delle guarigioni operate cominciava a diffondersi. Il cardinale guarito volle presentare San Rocco al papa. Le cronache narrano che, al vedere il giovane inginocchiato davanti a lui, il Santo Padre rimase interiormente colpito ed esclamò: Mi sembra che tu venga dal Paradiso! San Rocco con umiltà fugge dalla gloria umana e continua a dedicarsi agli ammalati, fin quando non capisce che è il momento di ripartire. Verso la fine del 1369 l'epidemia si affievolisce. Anche il pontefice del resto, sta per fare ritorno ad Avignone, vedendo fallito il primo tentativo, durato 3 anni, di riportare a Roma la sede del papato.San Rocco riprende dunque il viaggio verso nord.

Piacenza

Luglio 1371: Dopo un lungo girovagare tra le tante città in cui era invocata la sua presenza, San Rocco giunge a Piacenza. Senza perdere tempo si reca nell'ospedale di Nostra Signora di Betlemme, proseguendo la sua opera di conforto e assistenza ai malati. Una notte sente una voce: Rocco, alzati, sei guarito dalla tua malattia. Egli scopre in quel momento di essere contagiato dalla peste. La voce gli ha annunciato la guarigione dalla vera malattia, quella del peccato; ora non gli resta che portare su di sé la malattia del corpo. Dopo aver accolto le cure di San Rocco, i malati non riescono a sopportarlo malato, e lo costringono ad allontanarsi dall'ospedale. Solo e abbandonato dagli uomini, ma mai dal Signore, San Rocco si trascina verso un bosco, per offrire nel silenzio la sua sofferenza al Signore. Rischia di morire di fame e di sete. Ma, secondo la tradizione, gli appare un angelo, che gli dice: La Vergine Maria e il suo divino Figlio ti hanno preso sotto la loro protezione, non temere più: ti saranno vicino finché durerà la prova. Proprio in quel momento sgorga vicino il santo una sorgente d'acqua, dove egli può dissetarsi e lavare la piaga. Dopo aver inviato l'angelo, il cielo invia a San Rocco anche un'umile creatura, un cagnolino, l'inseparabile compagno di tutte le raffigurazioni del nostro patrono. La bestiolina è la prima creatura terrena ad affezionarsi a quell'uomo malato e sofferente: ogni giorno lo aiuta a sfamarsi portandogli del pane da mangiare. Il padrone, un certo Gottardo, segue un giorno il suo cagnolino e scopre così questo giovane mal ridotto, solo nella sua capanna, ma pieno di forza e di serenità. Nonostante la peste e gli inviti del Santo ad allontanarsi dal pericolo, Gottardo si reca ogni giorno da San Rocco, perché questi rifiuta di seguirlo nel suo palazzo. San Rocco riceve da Gottardo assistenza e benefici, ma è Gottardo che riceve dal santo, umile e malato, il dono più grande: la fede e la carità. San Rocco gli insegna ogni giorno la Parola di Dio e Gottardo, ricco signore di Piacenza, diviene discepolo dell'umile pellegrino forestiero. Anche Gottardo rinuncia ai suoi beni e si dedica al servizio di Cristo nei sofferenti. Compiuto anche questo miracolo di conversione, frutto della sua preghiera fatta nell'amore e nel sacrificio, San Rocco, avendo ricevuto un altro messaggio celeste che gli annunciava la guarigione dalla malattia e la necessità di riprendere il viaggio, si separa con commozione dal suo fedele amico Gottardo e riparte con la serena fiducia nell'aiuto di Dio.

L'ultimo pellegrinaggio

1374: lasciata Piacenza, San Rocco prosegue il suo cammino di misericordia e di pace, mentre la regione circostante è segnata dalla guerra.Viene accusato come spia, ma egli non vuole rivelare la sua nobile origine per essere salvato: ormai egli è l'umile servitore di Cristo, e solo come tale vuole essere conosciuto. Gettato in carcere, forse sulle rive del Lago Maggiore, vi rimane per cinque lunghi anni, che egli vive con fiducia, come un purgatorio terreno nel quale espiare i peccati in vista della luce del Paradiso. Siamo forse nel 1379: un angelo lo avvisa che la morte è prossima e San Rocco, con grande gioia interiore, chiede ai carcerieri di chiamargli un sacerdote. L'angelo continua a confortarlo e il suo volto diviene raggiante. Il sacerdote che lo ha confessato si accorge di quanto sta avvenendo e corre ad avvisare il carceriere. Altrettanto sbalordito, egli chiama la folla. Prima di morire, San Rocco invoca il Signore per la guarigione di tutti coloro che si rivolgeranno a lui nella giusta disposizione. Il 16 agosto, quando la porta della cella viene riaperta, San Rocco è ormai nella gloria del cielo. Mentre il governatore del luogo viene informato dei fatti, la sua anziana madre ascolta le testimonianze e sussulta quando sente che sul petto del pellegrino defunto è incisa una croce: egli era il figlio di Giovanni di Montepellier, il fratello del governatore. Questi scopre così di aver tenuto in carcere il proprio nipote, accolto ormai dal Signore come santo. Pentito, fa seppellire il nipote con tutti gli onori e costruisce una chiesetta presso la tomba. La fama di San Rocco si diffonde nel mondo intero. La devozione al suo nome arriva anche nell'antico borgo di Sant'Elia,in un tempo ormai lontano. Egli continua ad intercedere per noi, ma chiede tutta la nostra volontà e il nostro amore, perché possiamo essere guariti dal terribile morbo del peccato.